Aborto clandestino, sanzioni contro le donne inutili e dannose

Una lettera aperta alla Ministra della Salute Lorenzin chiede di modificare il decreto “Disposizioni in materia di depenalizzazione” che prevede l’inasprimento della sanzione amministrativa per le donne che incorrono in aborto clandestino (dai 5000 ai 6000 euro). Le operatrici e gli operatori della salute che sottoscrivono la lettera sottolineano che questa decisione potrebbe avere gravi conseguenze sulla salute delle donne e chiedono di adoperarsi realmente per cercare di capire il fenomeno degli aborti clandestini, oltre che a lavorare per combatterlo.

Gentile Ministra Beatrice Lorenzin,
il nuovo decreto legislativo del 15 gennaio 2016, n. 8 (Disposizioni in materia di depenalizzazione),  stabilisce la depenalizzazione di tutti i reati che erano finora puniti con una multa. Tra questi, l’aborto clandestino dei primi 90 giorni. Fino ad ora, le donne che ricorrevano a tale pratica dovevano pagare fino a lire centomila; il decreto in questione prevede invece per le stesse una sanzione amministrativa, il cui ammontare andrà dai 5.000 ai 10.000 euro.

 Noi, operatrici e operatori della salute riproduttiva, ginecologhe/i e ostetriche/i, Le scriviamo perché riteniamo che aver incluso l’aborto clandestino del primo trimestre nel calderone delle depenalizzazioni, senza considerarne la peculiarità, possa avere gravi conseguenze sulla salute delle donne.

Nonostante le denunce e gli allarmi lanciati da più parti, non solo dai mezzi di comunicazione di massa, ma anche da noi operatrici e operatori, sulla possibile ripresa delle pratiche clandestine, legata anche alla facilità di reperimento delle sostanze che possono indurre l’aborto, nella Sua relazione al Parlamento sullo stato di applicazione della legge 194 Lei riferisce che il fenomeno dell’aborto clandestino si sarebbe mantenuto costante negli ultimi 10 anni. Nella stessa relazione, Lei nega l’esistenza di problemi e ostacoli all’applicazione della legge, nonostante la soverchiante presenza di obiettori di coscienza e nonostante la condanna dell’Italia da parte della Corte Europea dei Diritti Sociali. E nonostante, come Lei stessa riferisce, nel 35% delle strutture ospedaliere del nostro paese non sia possibile abortire, troppe per pensare di inviarvi i suoi famosi ispettori.

Noi, operatrici e operatori della salute riproduttiva, ci chiediamo che fine fanno le donne che incontrano tanti gravi ostacoli alla loro domanda di salute. E’ possibile che possano pensare di ricorrere al “fai da te”,  rivolgendosi al fiorente mercato clandestino delle sostanze abortive?

Gentile Ministra, abbiamo la certezza che il governo di cui Lei fa parte non pensi di scoraggiare il ricorso alle pratiche clandestine inasprendo le sanzioni per  chi si procura l’aborto al di fuori della legge. Questo significherebbe non ricordare come fosse grave la situazione dell’aborto clandestino prima della  legge 194, significherebbe non ricordare i numeri degli aborti clandestini prima dell’approvazione della legge, e significherebbe ignorare che, nonostante la severità delle pene, le donne rischiavano il carcere oltre che la salute e la loro stessa vita per interrompere gravidanze non volute.

Gentile Ministra Lorenzin,  Le scriviamo, oggi, per chiederLe  un impegno immediato per la modifica del decreto citato, per difendere la salute delle donne e  per evitare che anche una sola di quelle che ricorrono ad un aborto clandestino debba pensare: “Non vado, forse non sto così male, forse mi passerà, cinquemila euro di multa non li posso pagare”.

Abbiamo la certezza che il governo che sigla questi decreti, non pensi di limitare il suo impegno per la salute delle donne ad una pura azione sanzionatoria. Per questo, a Lei e al governo di cui Lei fa parte chiediamo di adoperarsi realmente per cercare di capire il fenomeno degli aborti clandestini, oltre che a lavorare per combatterlo attraverso:

  • La reale accessibilità alla metodica farmacologica, che dovrebbe poter essere eseguita fino a 63 giorni, come avviene negli altri Paesi dell’Unione Europea
  • L’ampliamento e il miglioramento della rete dei consultori, che lavorano realmente per la prevenzione delle gravidanze non volute e del ricorso all’aborto
  • Una corretta informazione, anche tramite una educazione alla consapevolezza e al rispetto nelle scuole;
  • La gratuità della contraccezione efficace e sicura

Prime adesioni

Anna Pompili, Lisa Canitano, Pietro Puzzi, Carla Oliva, Laura Castellarin,  Mirella Parachini, Marina Toschi, Sandra Morano, Rosetta Papa, Cristina Damiani, Daniela Valeriani, Patrizia Facco, Gelsomina Orlando, Marina Marceca, Paola Lopizzo, Anita Regalia, Barbara Grandi, Valeria Dubini, Federica Scrimin, Gabriella Cappiello, Lucia Bagnoli, Donatella Albini, Irene Migliorini, Gabriella Pacini, Rosanna Sestito, Sonia Richardson, Emily Francesca Romano, Maita Sartori, Giovanna Scassellati, Alberta Bacci […]

Qui per sottoscrivere la lettera aperta

Gratitude yummi.club
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