Butta quella pasta! Contro il Ceta

Quasi un pacco di pasta italiano su cinque è ottenuto da grano canadese. E la deriva dei prezzi, in costante ribasso da anni, ha messo fuori mercato negli ultimi anni decine di produttori, anche se la qualità del grano italiano è in costante miglioramento.. Con metà della superficie agraria nazionale dedicata alla coltivazione di seminativi, soprattutto frumento (28%), sono in pericolo 300mila aziende agricole italiane e 2 milioni di ettari di terreno, soprattutto al Sud, dove in alcune aree, ad esempio la Sicilia, la coltivazione del frumento è la risposta più efficace in termini di resilienza al cambiamento climatico e alla desertificazione.

Punta sulla pasta la mossa più recente della campagna di opinione contro il CETA, l’accordo commerciale tra Europa e Canada. Dopo il fallimento del Ttip, omologo trattato tra Europa e Stati Uniti, anche il CETA subisce una battuta d’arresto. Il Belgio, infatti, ha negato la propria adesione, mentre solo l’unanimità dei membri della Commissione europea avrebbe potuto introdurre questo trattato di liberalizzazione commerciale, anche se non ratificato dai singoli parlamenti nazionali.

È dunque annullato il vertice Ue-Canada previsto per oggi 27 ottobre, ma la Campagna stop TTIP Italia invita a non abbassare la guardia e diffonde il rapporto “Butta quella pasta“: “perché il CETA va fermato – insistono gli oppositori -anche se il Belgio ci dovesse ripensare”. Infatti il dibattito politico con la Vallonia, la regione che ha ostacolato l’approvazione dell’accordo, è ancora aperto. E mentre confermano le iniziative del 5 novembre, i promotori e le promotrici della Campagna chiedono che il “Consiglio Europeo si esprima in modo incontrovertibile sulla situazione”.

Nel Rapporto Butta quella pasta si vuole dimostrare, con numeri e dati, che il maggior ingresso di grano e di pasta canadesi avrebbe un “impatto rovinoso” sui produttori italiani, sulla protezione delle nostre paste e dolci di eccellenza e sulla tutela della salute, che verrebbe “minacciata da prodotti con più pesticidi, tossine e OGM”.

Partire dalla pasta è un modo efficace e concreto per dimostrare quali conseguenze avrebbe in pratica l’accordo CETA sul settore agroalimentare. Scopriamo, ad esempio, che la citazione dell’origine del prodotto in etichetta diventerebbe meno stringente poiché verrebbero introdotte norme più flessibili (per un massimo di 35.000 tonnellate l’anno) di alcuni prodotti alimentari trasformati come i prodotti da forno, cereali per la colazione, miscele e paste, riso, pasta, e alcuni gelatine. Mentre leggibilità e completezza dell’etichetta sono cavalli di battaglia delle associazioni di consumatori.

Il tema dell’etichettatura è rilevante, se pensiamo – come scrive Monica Di Sisto curatrice del Rapporto – che il Canada è uno dei più grandi produttori di alimenti geneticamente modificati del mondo, mentre l’Europa non permette l’uso di OGM per l’alimentazione umana. L’accordo, dunque “mette sotto pressione gli standard europei sugli OGM”.

I grani canadesi sono inoltre trattati con il glifosato, il prodotto fitosanitario sospettato di essere cancerogeno e oggi vietato in Italia, di cui abbiamo parlato qui. Altre preoccupazioni riguardano i pesticidi (L’UE ha alcuni dei più forti standard per la maggior parte dei pesticidi esaminati nel Codex Pesticides Residues in Food Online Database) e la tutela dei prodotti tipici: come abbiamo segnalato qui, poco più di un centinaio di prodotti DOP, DOC e IGP verranno tutelati degli oltre duemila in Europa.

Gratitude yummi.club

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