Dopo di noi, la legge ora in senato

Aveva paura di morire e di lasciare solo il figlio disabile, dopo che alla mamma era stato diagnosticato un tumore. È la famiglia che la deputata del PD Ileana Argentin, affetta da amiotrofia spinale, incontrava spesso a pochi metri da casa. Lui che spingeva la carrozzina del figlio e la interrogava: Che succederà, ad Alessandro, dopo la mia morte e quella di mia moglie? Così Ileana aveva lanciato una petizione e raccolto quasi 89 mila firme. Il 4 febbraio la Camera dei Deputati ha approvato un disegno di legge ribattezzato  “dopo di noi”, per la tutela delle persone con disabilità gravi che restano senza sostegno familiare.

Approvata con 374 voti favorevoli e 75 contrari ora la legge passa al Senato. Si tratta di un testo unificato di sei diverse proposte e prevede la costituzione di un fondo, alimentato da risorse pubbliche e private con una serie di agevolazioni fiscali per chi fornisce risorse finalizzate alla tutela e all’assistenza del disabile grave.

Cioè quella persona che, a causa di «minorazione, singola o plurima, abbia ridotto l’autonomia personale, correlata all’età, in modo da rendere necessario un intervento assistenziale permanente, continuativo e globale nella sfera individuale o in quella di relazione» (art. 3 legge 104/1992).

«Allo scopo di garantire il diritto ad una vita indipendente alle persone con disabilità permanente e grave limitazione dell’autonomia personale nello svolgimento di una o più funzioni essenziali della vita», la legge 162/1998 aveva introdotto una serie di programmi di aiuto alla persona, per i disabili gravi senza sostegno del nucleo familiare organizzati dai comuni e dalle regioni. Ma cosa succede a un disabile non autosufficiente che invece ha sempre avuto l’assistenza dei famigliari e poi questi muoiono?

In Italia le persone colpite da disabilità grave e per questo non autosufficienti sono il 4,8 per cento della popolazione, 2 milioni e 600 mila.

La legge. Dieci articoli e l’obiettivo di evitare la “sanitarizzazione” dei casi più gravi, di coloro che nel momento in cui vengono a mancare i familiari che li hanno seguiti, rischierebbero di essere sradicati dall’ambiente che li ha accuditi, che siano le proprie case o o altre strutture, purché in continuità con il precorso del disabile rimasto solo.

L’articolo 3 istituisce un fondo per l’assistenza (alimentato con la partecipazione di regioni, enti locali, organismi del terzo settore o privati) a queste persone senza più sostegno famigliare. I criteri di assegnazione saranno individuati entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge e serviranno a realizzare «programmi e interventi innovativi di residenzialità», l’istituzione di case famiglia, e programmi per aiutare disabili senza assistenza a raggiungere il maggior livello di autonomia possibile.

le spese sostenute per le polizze assicurative stipulate per la tutela dei disabili, si potranno detrarre dalla dichiarazione dei redditi e passa da 530 a 750 euro della detraibilità dei premi per assicurazioni versati per rischi di morte.

Il disabile grave che eredita (per donazione, trust o a titolo gratuito) sarà esente dall’imposta di successione e donazione purché i beni ereditati abbiano come finalità esclusiva la sua cura e assistenza.

La legge non ha però ottenuto consensi unanimi. Alcune critiche sono arrivate anche da associazioni di disabili che sottolineano come l’unica novità del testo sia l’istituzione del trust, «un accordo/contratto basato sulle finanze, attraverso cui le famiglie lasciano i loro patrimoni a fondazioni, istituti e privati che gestiranno le vite dei loro figli, decidendo loro al posto delle persone disabili sulle vite delle stesse». Comunque una soluzione non per tutti.

Gratitude yummi.club

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