Glifosato, anche nell’acqua

Inizialmente era impiegato soprattutto prima della semina per liberare i campi dalle erbacce. Da quando esistono le piante geneticamente modificate resistenti al glifosato, questo diserbante può essere usato anche dopo la semina. Il glifosato è venduto in tutto il mondo soprattutto dalla Monsanto, che produce anche i semi delle piante modificate resistenti al pesticida. Il suo impiego è cresciuto proprio in virtù dell’aumento delle coltivazioni Ogm.

NELLE ACQUE NON SI CONTROLLA

Anche se in Italia è vietata la coltivazione di piante geneticamente modificate, il glifosato è molto utilizzato sia nel pre trattamento dei campi prima della semina, sia per la pulizia di giardini, traversine delle rotaie, marciapiedi, ecc. ed è uno dei pesticidi più venduti nel nostro Paese. Il Glifosato e il suo metabolita (Ampa) finiscono nelle falde acquifere superficiali, ma la loro presenza viene monitorata solo in Lombardia dove sono tra le sostanze che più determinano il superamento degli standard di qualità ambientale (Sqa) nelle acque superficiali.

CANCEROGENO, NO, NI, SI?

Sui rischi per la salute derivanti dall’impiego di questo diserbante ci sono posizioni contrapposte. Secondo la IARC l’Agenzia Internazionale per la ricerca sul cancro, emanazione dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) il glifosato è un “probabile” cancerogeno. Ma l’Efsa, l’Agenzia europea per le sicurezza alimentare, sulla base di studi mai resi pubblici (dati grezzi degli studi tossicologici presentati dall’industria), ha dichiarato che il glifosato non è cancerogeno, ribaltando completamente il parere della IARC. E siccome sul parere dell’Efsa si è poi basata tutta la discussione a Bruxelles per decidere se rinnovare la licenza all’uso del glifosato in Europa, i deputati dei Verdi europei hanno chiesto all’Agenzia di pubblicare quegli studi. Dopo mesi di insistenze, l’Efsa comunque non fornirà tutti i dati: mancheranno ad esempio elementi considerati “sensibili dal punto di vista commerciale”. Nel frattempo l’Europa ha deciso di autorizzare (la Francia ha votato contro, ma l’Italia si è astenuta) l’uso del Glifosato fino a fine 2017 (un compromesso rispetto alla proposta originaria della Commissione di rinnovo per ben 15 anni). In attesa che l’ Agenzia chimica europea (ECHA), entro il 31 dicembre 2017 sbrogli la matassa.

RESTRIZIONI ALL’ITALIANA

In attesa delle conclusioni di ECHA, ad agosto il Ministero della salute ha emanato un decreto con le restrizioni sull’utilizzo dei pesticidi che contengono glifosato, aggiornato poche giorni fa con l’aggiunta di ulteriori 23 prodotti alla lista, che devono seguire precise direttive chiarite dal ministero. In particolare:

  • La commercializzazione e l’impiego delle scorte autorizzata solo fino al 22 novembre 2016 per la commercializzazione da parte del titolare delle autorizzazioni e la vendita da parte dei rivenditori e/o distributori  e fino al 22 febbraio 2017 per l’impiego da parte degli utilizzatori finali.
  • Sostanze contenenti Glifosato non possono essere utilizzate in aree frequentate dalla popolazione o da “gruppi vulnerabili” quali parchi, giardini, campi sportivi e zone ricreative, aree gioco per bambini, cortili ed aree verdi interne a complessi scolastici e strutture sanitarie.
  • Divieto d’uso in campagna in pre-raccolta “al solo scopo di ottimizzare il raccolto o la trebbiatura”.
  • Divieto, ai fini della protezione delle acque sotterranee, dell’uso non agricolo sui terreni con determinate caratteristiche  (suoli contenenti una percentuale di sabbia superiore all’80%; aree vulnerabili e zone di rispetto, di cui all’art.93, comma 1 e all’art.94, comma 4, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.152).
Gratitude yummi.club

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *