Libera Terra e Coop, il biologico giusto

Che cosa c’entrano pasta, taralli e mozzarelle con la tragedia di Rita Atria, la diciassettenne testimone di giustizia morta suicida dopo l’omicidio del giudice Borsellino a Palermo? O con Placido Rizzotto, assassinato da Cosa Nostra perché stava dalla parte dei contadini? Sono prodotti nati dai frutti delle terre sottratte alla mafia che hanno incontrato una grande cooperativa di consumatori, che ha fatto dell’economia virtuosa il suo punto di forza: ha creduto nei prodotti di Libera Terra come ci credono i suoi “cantastorie”. E di storie ce ne sono molte da raccontare. Storie che intrecciano morte e vita, sangue e lavoro, disperazione e coraggio.

Libera Terra e Coop

Puglia, Sicilia, Campania, Calabria. È in queste regioni che si sviluppa la filiera produttiva di Libera Terra Mediterraneo, il consorzio di cooperative nato nel 2008 come articolazione di Libera, associazione fondata nel 1995 da Don Luigi Ciotti, impegnata nella lotta alle mafie a partire dalla società civile.  Obiettivo di Libera Terra: la creazione di aziende cooperative autonome, durature, in grado di offrire lavoro, creare indotto positivo e proporre un sistema economico virtuoso. Convertire all’uso sociale terre e beni confiscate alle mafie e renderle produttive è un lavoro duro perché la mafia distrugge ciò che non riesce a controllare. Unica nel panorama della grande distribuzione, Coop ha creduto nel progetto Libera Terra fin dalle origini.

È stata fatta molta strada dalla comparsa sugli scaffali dei primi pacchi di pasta e delle prime bottiglie di vino con l’etichetta Libera Terra. “Le vendite totali dei prodotti di Libera Terra sono cresciute del 20%, arrivando a toccare 1.323.211 euro, un risultato insperato solo qualche anno fa”, afferma Alfredo de Bellis vicepresidente di Coop Lombardia, che dal 2010 ha deciso di puntare sulla valorizzazione dei prodotti di Libera Terra con un’iniziativa che poi è diventata un modello: l’incontro e la conoscenza reciproca fra chi li produce e chi li vende.

A raccontarci questa storia è Ilaria Raucci, Direzione soci di Coop Lombardia. I primi passi Coop Lombardia li muove nel territorio trapanese, a Castelvetrano, insieme alla nascente Cooperativa che porta il nome di Rita Atria. Ed è qui che nel 2013 si organizzano i primi campi estivi durante i quali i dipendenti Coop trascorrono un periodo di formazione e lavoro fianco a fianco dei coltivatori nella ripulitura degli ulivi e nella rimessa a dimora dei terreni appartenuti a prestanome di Matteo Messina Denaro. Ricordiamolo che i terreni sottoposti a sequestro e poi a confisca sono in molti casi abbandonati, se non vandalizzati, e che la violenza sulla terra continua anche dopo la sua restituzione alla collettività.

Cantastorie

Dopo aver visto coi propri occhi, chi sta in negozio non ha più solo a che fare con un prodotto, ma anche con la storia di riscatto che porta con sé. Da qui l’appellativo di cantastorie al personale che ha partecipato ai campi di formazione. La Sagra del G(i)usto è il momento in cui si dà maggiore risalto ai prodotti, con allestimenti particolari e i cantastorie impegnati a comunicare ciò che hanno visto e sperimentato.

Vengo dalla provincia di Caserta, proprio dalla terra dei fuochi. So il dolore che si può provare quando ti alzi la mattina e trovi la terra bruciata oppure quando qualcuno ti viene a chiedere il pizzo. Sono cose che ho vissuto sulla mia pelle perché mio padre aveva un’attività. E’ una realtà terrificante.

Così Veronica Nobili, dipendente della Coop di Cormano, una delle 180 cantastorie che ha partecipato ai campi di formazione, lavorando alla raccolta delle arance rosse e bionde IGP della piana di Catania. È stato l’incontro con gli uomini e le donne che lavorano nella Cooperativa Beppe Montana Libera Terra a farle dire: “meravigliosa esperienza”.

Ci dicevano che certi giorni arrivavano e non trovavano più niente, le piantine che avevano appena messo non c’erano più. Eppure avevano la forza di ricominciare e di ripiantare quello che era stato distrutto. Così ogni volta, senza contare le minacce personali. Adesso gli aggressori si sono un po’ arresi. Dietro le arance c’è questa passione, noi proviamo a trasmetterla a chi viene in negozio e intanto offriamo un assaggio, così si sente che il prodotto è fresco.

Veronica è una cantastorie, ma anche uno dei vincitori del Legality Award ai dipendenti premiati da Coop Lombardia per il migliore allestimento e i migliori risultati nelle vendite. Una serata importante  – per chi come lei crede con forza nell’economia virtuosa che possono generare gli acquisti dei prodotti di Libera Terra – in un contesto significativo: la Libera Masseria di Cisliano, oggi un presidio permanente di legalità grazie al Comune di Cisliano, LIBERA e alla Cooperativa IES della Caritas.

“Acquistare” la legalità

Il 70% della vendita totale dei prodotti Libera Terra avviene nella rete commerciale Coop. I prodotti venduti: pasta, anche con prodotti artigianali della tradizione locale, legumi, conserve dolci e salate, miele, biscotti, vini Doc e Igt, olio extravergine di oliva. Le ultime novità riguardano i prodotti freschi, con le arance della Cooperativa catanese Beppe Montana e, in esclusiva per Coop Lombardia, la mozzarella di bufala della Cooperativa Le Terre di don Peppe Diana. “Quando i nostri soci scoprono questi prodotti – spiega Ilaria Raucci, Direzione soci di Coop Lombardia – non li lasciano più, diventano un’abitudine di acquisto”.

Certo sono prodotti di qualità, il meglio della tradizione agroalimentare italiana, insomma sono buoni, ma soprattutto hanno uno straordinario valore aggiunto, sono prodotti dell’ agricoltura sociale: non solo la coltivazione biologica, ma anche l’inclusione di categorie svantaggiate nei processi produttivi e la garanzia del rispetto dei diritti e della dignità del lavoro.

 

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Gratitude yummi.club

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