Morti di parto e buona sanità

La mortalità materna in Italia è nella media europea, ma si può ancora ridurre lavorando sulla formazione dei medici, sui protocolli e sulle procedure, sulla sensibilizzazione delle donne. Lo spiega Serena Donati, dell’Istituto superiore di sanità.

I decessi avvenuti in sala parto tra la fine del 2015 e l’inizio del 2016 a Verona, Torino, Bassano del Grappa, Foggia e Brescia, hanno allertato l’opinione pubblica sulla qualità dell’assistenza al parto in Italia.

Ad invitare a moderare i toni ed evitare allarmismi è Serena Donati, responsabile del Sistema Sorveglianza Mortalità Materna dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss), che in una intervista all’agenzia Ansa dichiara: “Ogni anno si stima che circa 50 donne muoiano di parto in Italia, un dato medio-basso se confrontato con altri Paesi europei”. D’altra parte, dice Donati, questo dato “potrebbe essere dimezzato, anche se non azzerato”. Come? Con un sistema di sorveglianza attiva.

Serena Donati spiega in che cosa consiste: “la valutazione del 50% di morti evitabili viene dal sistema di sorveglianza sulle morti materne inglese, che evidenzia come le cause principali di morte sono riconducibili a fattori clinico-assistenziali ed organizzativi. Dal 2008 in Italia abbiamo avviato un sistema di record-linkage in 6  regioni, con un progetto pilota che permesso di raccogliere e analizzare i dati già disponibili. Su questa base, dal 2012 abbiamo attivato il progetto pilota Sorveglianza attiva della mortalità materna con l’obiettivo di implementare un modello in alcune Regioni italiane distribuite sull’intero territorio nazionale, e validarne l’efficacia nel produrre rilevazioni affidabili e nel raccogliere le informazioni utili a prevenire i decessi materni evitabili”.

Le 6 Regioni inizialmente interessate sono Piemonte, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Campania e Sicilia – cui si sono aggiunte Puglia e Lombardia. Oggi la sorveglianza copre il 73% dei nati in Italia.

La sorveglianza rileva i decessi durante la gravidanza o entro 42 giorni dall’esito di gravidanza (parto, aborto spontaneo, IVG, gravidanza ectopica), per cause dirette (quando risultano da complicanze ostetriche della gravidanza, del parto e del puerperio per interventi, omissioni o trattamenti inappropriati), indirette (da malattie preesistenti o insorte durante la gravidanza o aggravate dalla gravidanza, quali la patologia cardiaca, le neoplasie e le malattie psichiatriche) o accidentali.

Per ogni decesso si valutano gli aspetti organizzativi e assistenziali, si analizzano le cartelle cliniche, si attribuisce la causa di morte, si avviano indagini confidenziali, si segnala che cosa si può correggere e si evidenziano le buone pratiche.

In questo modo si è scoperto, ad esempio, che a fronte delle 5 morti materne per 100.000 nati vivi della regione Toscana, se ne hanno 13 donne in Campania.

Si è potuto anche precisare quali sono le cause più frequenti di mortalità e in che misura colpiscono.

La più frequente è l’emorragia post-partum, che interessa più del 50% dei casi. “Un’area – dice Donati – in cui possiamo senz’altro migliorare”. Come? “Abbiamo attivato la formazione a distanza per i medici e abbiamo messo a punto delle linee guida sulla prevenzione e trattamento della emorragia del post-partum, che saranno pubblicate nel 2016”.

La seconda causa sono le complicanze dovute all’ipertensione. Circa l’1% delle gravidanze, infatti, è complicato dall’ipertensione preesistente la gravidanza, il 5-6% dall’ipertensione gestazionale e l’1-2% dalla preeclampsia, la forma più grave sia per la madre che per il feto, che richiede una diagnosi tempestiva. “La raccomandazione – spiega Donati – è lo screening dei fattori di rischio identificabili al primo contatto con un professionista sanitario in gravidanza”.

Ma il Sistema di sorveglianza ha individuato anche elementi di prevenzione a portata di mano. L’influenza ha causato 3 morti su 39, nelle 6 regioni sorvegliate nel biennio 2013-2014: “se le donne si vaccinano fanno prevenzione”, afferma Donati.  In 3 casi, tra il 2013 e il 2014, le morti avvenute per incidente stradale si sarebbero potute evitare se la donna avesse agganciato la cintura di sicurezza.

Gratitude yummi.club

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