Olio di palma: niente allarmismi

Fa bene o fa male? Si può produrre senza danneggiare l’ambiente? E poi, si danneggia l’ambiente nel produrlo? Le domande sulle caratteristiche dell’olio di palma sono davvero tantissime. Da quando è apparso, evidente, in etichetta (dal 2014 è obbligatorio indicare la presenza degli olii vegetali nelle etichette con il loro nome, dunque anche l’olio di palma) sono nate campagne contro il suo impiego. Con il risultato di disorientare i consumatori, che scartano alimenti che lo contengono, senza sapere se l’insieme degli ingredienti del prodotto alternativo sia effettivamente di migliore qualità nutrizionale. Ora un libro di agile lettura Olio di Palma, la verità sull’ingrediente che ha invaso le nostre tavole, Ed Terre di Mezzo, 10 euro,  scritto dalla giornalista Mariangela Molinari mette a confronto non le opinioni, ma i fatti: studi e pratiche alimentari e nutrizioniste, per aiutare i consumatori a scegliere con consapevolezza.

Parliamone

Prima è toccato al burro, demonizzato perché accusato di essere fonte di colesterolo. Poi al suo sostituto, la margarina. Adesso è l’ora del suo sostituto, l’olio di palma. Un ingrediente che per la sua versatilità è l’olio più utilizzato al mondo. Si estrae dalla polpa del frutto della palma da olio africana e praticamente lo troviamo dappertutto: coltivato per farne biocarburante e nell’industria chimica; si trova nei cosmetici, nei prodotti alimentari, nei mangimi, ed è impiegato anche nella farmaceutica.

La sua composizione però lo fa somigliare più a un grasso animale che a un olio vegetale. Contiene infatti il 49% di acidi grassi saturi (nel burro sono il 51%), mentre nell’olio di oliva a prevalere sono i grassi insaturi (monoinsaturi e polinsaturi). Nell’olio di palma come nel burro, sono presenti inoltre gli stessi tipi di acidi grassi saturi che sono considerati dannosi per la salute cardiovascolare: l’aurico, mistico, palmitico. Non mancano anche gli antiossidanti, ma vengono persi nel processo di lavorazione. L’olio di palma però a differenza del burro non contiene colesterolo e in questo è come gli altri olii vegetali.

Perché piace all’industria alimentare

Nell’alimentazione l’olio di palma è ovunque: nei prodotti da forno, nelle creme spalmabili, nei cereali per la prima colazione, nei grissini, nei gelati, e così via. Per sapere se c’è basta leggere l’etichetta: è obbligatorio indicarlo. Prima del suo impiego, in questi prodotti c’era la margarina, che per essere utilizzata negli alimenti doveva venire idrogenata. Questo procedimento sviluppava la presenza di acidi grassi trans estremamente nocivi per la salute. All’industria alimentare piace per molti motivi: ha un  ottimo rapporto qualità prezzo; le sue proprietà fisiche lo rendono versatile in tantissime preparazioni; non serve idrogenarlo perché a temperatura ambiente è già allo stato solido.

Fa male alla salute?

Anna Villarini, biologa e nutrizionista dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano, interpellata dalla Molinari risponde così alla domanda più ricorrente: «Senza dubbio l’olio di palma ha un elevato potenziale aterogenico e comporta rischi per il sistema cardiovascolare che secondo alcuni studi risultano simili a quelli del burro e sono correlati ai consumi. Purtroppo l’industria alimentare ci fa consumare oggi troppo olio di palma e questo può nuocere alla nostra salute, anche se il rischio cardiovascolare è inferiore a quello provocato dagli acidi grassi trans dei grassi idrogenati. In quanto a favorire lo sviluppo di altre patologie, possiamo dire che, certo, si tratta di una sostanza infiammatoria che potrebbe quindi ipoteticamente facilitare lo sviluppo di cellule tumorali o del diabete. Ma l’avverbio “ipoteticamente” va sottolineato. Al momento non ci sono studi approfonditi e di un respiro sufficientemente ampio che indichino un rischio reale. Il danno più certo – prosegue Villarini – che non è comunque da sottovalutare, è la formazione di placche aterosclerotiche, al pari del consumo di altri grassi saturi».

Olio di palma, per saperne di più scarica il documento dell’Istituto nazionale della nutrizione.

Gratitude yummi.club
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