Sla: la firma dal notaio si fa con gli occhi

Una buona notizia per le persone affette da malattie che compromettono il linguaggio verbale e l’uso degli arti mentre lasciano intatte le facoltà intellettive e la capacità di comunicare (es. Sclerosi laterale amiotrofica, Parkinson, Atassia cerebellare). Persone che, pur essendo nella capacità di intendere e di volere, si trovano in difficoltà ad esercitare i propri diritti per il fatto di non poter comunicare verbalmente le proprie intenzioni ad un notaio per gli atti che ne richiedono l’intervento (es. compravendita, mutuo, testamento, successioni, eredità, cancellazione d’ipoteca, atti relativi alle società). 

Da sempre chi non è in grado di firmare può perfezionare il documento alla presenza di due testimoni senza sottoscrivere.  Chi non è in grado di parlare dovrebbe però anche farsi assistere da un interprete nominato dal tribunale.

Grazie ad un lungo percorso di sensibilizzazione avviato dai notai negli ultimi anni, è infatti arrivato il primo provvedimento giudiziario a favore dell’utilizzo del puntatore oculare da parte di un paziente affetto da Sclerosi laterale amiotrofica per comunicare, escludendo con fermezza la necessità della nomina di un interprete. E’ dello scorso 11 aprile la sentenza del Tribunale di Venezia che sancisce l’idoneità del puntatore in quanto le persone affette da questa malattia sono comunque in grado di comunicare razionalmente seppur attraverso un sintetizzatore che consente di tradurre gli impulsi oculari in parole scritte a video.

Una decisione importante, che rende possibile l’uso del puntatore per la stipula di atti notarili anche a coloro che non possono comunicare a voce e che tramite questo strumento possono fare domande e formulare risposte al notaio che indaga così la loro volontà. 

Il tutto senza intervento dell’interprete e, nel caso di atto informatico, pure senza intervento di testimoni in quanto la sottoscrizione avviene con l’utilizzo di un dispositivo di firma digitale associato ad un pin che può essere inserito col puntatore oculare.

Un passo ulteriore in favore delle persone affette da Sla e malattie simili sarebbe quello di utilizzare la tecnologia dell’eye-tracking per la firma digitale per gli atti che non necessitano la presenza del notaio. Presenza tutt’ora richiesta nei casi di impossibilità di apporre la firma (es. matrimonio o unione civile).

La firma è un diritto per chiunque, limitato fisicamente, conservi una piena capacità intellettiva ed è un diritto che deve poter essere esercitato personalmente e senza deleghe – commenta Arrigo Roveda, Presidente del Consiglio Notarile di Milano. “Il recente decreto spiana ulteriormente la strada per l’abbattimento delle barriere burocratiche affinché le persone affette da SLA, o con patologie simili, possano esercitare il loro diritto di comunicare grazie all’uso della tecnologia dell’eye-tracking per la firma digitale. Non è pensabile (ed antieconomico) però che si debba passare sempre dal notaio per esercitare un proprio diritto: i disabili hanno diritto alla stessa deburocratizzazione di ogni cittadino. Il diritto alla firma, per chi non riesce ad apporre una sottoscrizione autografa, deve essere garantito per ogni tipo di documento attraverso la firma digitale che oggi ha (o dovrebbe avere, se non si trovassero ostacoli nella pubblica amministrazione) lo stesso valore della firma autografa”.

 

 

Gratitude yummi.club

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