Ttip, perché non ci piace

I favorevoli sostengono che darà l’avvio alla più grande area di libero scambio al mondo, creando nuovi posti di lavoro. I contrari lo stigmatizzano così: “è frutto delle pressioni delle multinazionali e finirà per tutelare solo gli interessi delle imprese a svantaggio di ambiente e consumatori”.

Parliamo del TTIP acronimo di Transatlantic Trade and Investment Partnership, un accordo tra Stati Uniti ed Europa sul commercio e gli investimenti: tra questi la riduzione dei dazi doganali per le aziende che commerciano tra le due aree, l’approvazione di nuove leggi che favoriscano il commercio tra i due blocchi, eliminando le differenze normative e amministrative.

Fin qui potrebbe sembrare un bel passo avanti. Opportunità per le imprese europee, nuovi posti di lavoro, maggiore concorrenza sui mercati il che fa bene ai prezzi. Ma i dubbi sui vantaggi per l’Europa, che in materia di alimentazione e sicurezza della salute, è molto avanti, più degli Usa, sono arrivati fin dall’inizio della proposta e dei negoziati avviati nel 2013.

Fino al 2 maggio scorso quando alcuni documenti  diffusi da Greenpeace vengono pubblicati dal quotidiano tedesco Süddeutsche Zeitung. Si tratta di 248 pagine di documenti riservati ipotesi di accordi su cibo, agricoltura, pesticidi, cosmetici sui quali le posizioni tra i due blocchi sono molto distanti, tanto da spingere l’Ue, se adottasse le richieste di  Washington a infrangere le promesse fatte in materia di protezione ambientale e di salute pubblica. Uno dei punti più delicati riguarda il cosiddetto “principio di precauzione”, secondo il quale un prodotto potenzialmente pericoloso può essere ritirato dal mercato se non è provato scientificamente che è sicuro. Al contrario di quanto accade negli Usa.  Per esempio è il principio che in Europa si applica agli OGM, gli organismi geneticamente modificati.

I negoziati, secondo l’obiettivo, dovrebbero concludersi entro il 2016. Poi il progetto di accordo commerciale dovrà essere approvato dai 28 governi dell’Unione Europea, dal Parlamento europeo e dai 28 parlamenti dei paesi dell’Unione, che possono indire dei referendum.

Più di due milioni di cittadini europei hanno firmato una petizione che chiede di fermare le trattative.

Gratitude yummi.club
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