Prorogare le moratorie

È il grido di allarme di migliaia di consumatori italiani. Quelli che non possono chiedere la moratoria dei prestiti personali perché i termini per la presentazione della domanda sono scaduti. Al contrario di quel mezzo milione di famiglie in difficoltà, per l’esattezza 541 mila (i dati sono della Banca dItalia) che tra aprile e settembre sono riuscite a sospendere il pagamento delle rate di prestiti personali. Consumatori, che si sono indebitati (ma lo hanno fatto anche l’estate scorsa, sulla scia di una sorta di ottimismo per l’apparente uscita dalla pandemia) per l’acquisto dell’auto, un viaggio, per cambiare i mobili o semplicemente comprare un computer.

La sospensione è stata prevista grazie a una accordo siglato da Abi e 17 associazioni di consumatori, e consentiva di richiedere la sospensione della quota capitale (gli interessi maturano lo stesso) per un massimo di 12 mesi per le rate dei prestiti di qualsiasi tipo. La domanda di sospensione era vincolata ai finanziamenti erogati fino al 31 gennaio 2020. Le domande potevano essere presentate fino al 30 settembre 2020.

Queste moratorie sono scadute e nel momento in cui scriviamo non c’è traccia di una eventuale proroga, al contrario di quelle per Piccole e medie imprese e professionisti, prorogate fino al 31 gennaio. Per i privati oggi quindi non esistono altre misure specifiche a supporto di chi si trovi alle prese con il rimborso di prestiti e, a causa dell’emergenza, non riesca a pagare le rate.

Secondo Assofin, il controvalore economico dei prestiti sospesi è stato pari a 24 miliardi di euro. Il che la dice lunga sulla diffusione dello stato di bisogno. Una indagine di Facile.it mette in evidenza come con le nuove restrizioni, saranno molti i consumatori che non potranno onorare il proprio debito. Chi ha presentato «domanda last-minute continua a usufruire della coda delle moratorie, ma chi si trova oggi in difficoltà economica non ha possibilità di presentare domanda per la sospensione delle rate» sottolinea il team di Facile.it – Prestiti.it. Una platea enorme tenuto conto che, secondo la mappa del credito monitorata dal Crif, nei primi 6 mesi del 2020, ben il 41,3% degli italiani ovvero quasi 21 milioni di persone aveva attivo almeno un contratto di credito.

Secondo i dati dell’osservatorio Facile.it – Prestiti.it, chi ha presentato domanda di prestito personale nel corso del terzo trimestre del 2020 ha chiesto 13.257 euro, l’8,4% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. «Preoccupa il fatto che il 23,3% delle richieste siano state spinte dalla necessità di ottenere liquidità extra» sottolinea l’indagine.


Per sospendere le rate del mutuo c’è ancora tempo

Dal 30 marzo scorso è possibile richiedere il congelamento delle rate del mutuo per l’acquisto della prima casa (e della seconda?) di chi ha subìto la riduzione dell’orario, la sospensione dal lavoro o per chi attraversa un momento di difficoltà a causa dell’emergenza Covid-19.
Si può fare la domanda per mutui fino a 400.000 euro e per quelli che hanno beneficiato del Fondo di garanzia prima casa. Per chi ha un prestito o un altro mutuo, invece, in caso di difficoltà è bene controllare le condizioni del proprio contratto e mettersi in contatto con la banca.
La domanda per la procedura di sospensione (fino a un massimo di 18 mesi) è valida fino al 31 dicembre 2020 e parte dalla prima rata successiva alla presentazione della domanda alla banca.

Chi può fare la richiesta?
Tutti gli intestatari di un contratto di mutuo a condizione che:
1) abbiano subìto la riduzione dell’orario dell’orario
di lavoro per 30 giorni e per almeno il 20% del monte ore
o la sospensione dal lavoro per almeno 30 giorni;
2) la sospensione o la riduzione dell’orario di lavoro devono
essere avvenute nei tre anni precedenti alla richiesta;
3) il capitale erogato del mutuo
non può essere superiore a 400.000 euro 
4) il mutuo deve essere stato acceso per l’acquisto dell’abitazione principale e non per un immobile di lusso;
5) questa misura vale anche per i lavoratori autonomi,
le ditte individuali e gli artigiani, e liberi professionisti 
che dichiarino (con autocertificazione) di aver subìto
dal 21 febbraio in poi per tre mesi
o comunque fino al momento della presentazione della domanda, una riduzione del fatturato medio giornaliero superiore al 33% rispetto a quello dell’ultimo trimestre 2019.

Come fare la richiesta di sospensione
È necessario compilare il modulo disponibile sul sito Consap e rivolgersi quindi direttamente alla propria banca.
Oltre al modulo compilato, bisognerà consegnare alla banca anche la documentazione che attesti il rispetto dei requisiti previsti
Consap (cui la banca invierà tutta la documentazione richiesta che voi avrete fornito)
a fare le verifiche del caso rispondendo entro 15 giorni. In caso di esito positivo, la sospensione viene attivata dalla banca a partire dalla prima rata in scadenza successiva alla data di presentazione della domanda.
La sospensione non può essere richiesta in caso di ritardo superiore ai 90 giorni consecutivi nel pagamento delle rate.

Rate sospese al massimo per 18 mesi  
6 mesi in caso di sospensione o riduzione dell’orario di lavoro per un periodo compreso tra 30 e 150 giorni consecutivi;
12 mesi per sospensione o riduzione dell’orario di lavoro per un periodo compreso tra 151 e 302 giorni consecutivi;
18 mesi per sospensione o riduzione dell’orario di lavoro per un periodo superiore a 302 giorni consecutivi.
Il mutuatario può fare più richieste per lo stesso mutuo qualora
il periodo di sospensione dal lavoro o di riduzione dell’orario
si prolunghi fino ad arrivare ad un massimo di 18 mesi.
Ricordate che la sospensione è semplicemente uno spostamento in avanti del piano di ammortamento, quindi è bene richiederla solo nel caso di reale difficoltà.
(Fonte: Altroconsumo 7 luglio 2020)

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