Un’App per amica

Si chiama Yuka, ed è finalmente arrivata anche nella versione italiana. Un’App facilissima da usare per conoscere in dettaglio la qualità degli ingredienti contenuti negli alimenti che mangiamo e dei cosmetici che utilizziamo. Basta scansionare con lo smartphone il codice a barre dell’articolo di cui si vuole conoscere il livello di qualità e se è nel database il gioco è fatto: Yuka ci dice con un punteggio di immediata percezione, se il prodotto che vogliamo comprare è pessimo scarso medio buono ottimo in base all’impatto sulla salute e sull’ambiente. E sotto una certa soglia di giudizio ci offre in automatico l’alternativa di qualità fino a 10 possibili proposte. Non solo cibo ma anche cosmetici e prodotti per l’igiene personale e per la casa.

Indipendente e informata

L’indicazione delle alternative si basa sull’analisi degli ingredienti di oltre 1,5 milioni di prodotti per il 70% alimentari e il 30% cosmetici e per l’igiene. L’elenco degli ingredienti viene fornito direttamente dalle aziende, ma il bello dell’App è che impara anche dagli utenti che possono inserire con una semplicissima procedura (foto del prodotto, foto degli ingredienti e dell’etichetta nutrizionale, indicazione della marca) prodotti che l’App non ha registrati nel suo database. In questo modo non solo vengono condivisi, ma la app ci indica se gli ingredienti di quel prodotto presentano o meno delle criticità. Le informazioni che i consumatori inseriscono vengono costantemente verificate per bloccare chi immette informazioni errate. Dal database di Yuka sono state escluse volutamente alcune categorie di prodotti per i quali la app non può fornire valutazioni appropriate e quindi punteggi o scelte alternative, a titolo di esempio le bevande alcoliche o il latte per neonati.

Tre francesi e 18 milioni di utenti

Nata a gennaio 2017, l’idea è stata di tre giovani francesi i fratelli François e Martin Benoit con l’amica Julie Chapon. In soli tre anni la app è stata scaricata da oltre 18 milioni di persone con una progressione di informazioni che fa effetto: 5 milioni di codici a barre scansionati ogni giorno. Un successo che è stato misurato in termini di effetti sulla capacità di Yuka di modificare le abitudini dei consumatori, che nel 93% dei casi lasciano il prodotto con un giudizio negativo sullo scaffale, privilegiando le alternative migliori, il che significa ridurre l’acquisto di alimenti e prodotti che sia per la qualità nutrizionale, sia per la presenza di sostanze potenzialmente dannose (vedi cosmetici) hanno un punteggio basso.

“Pesi” e ingredienti

Il giudizio sui prodotti viene espresso in base a tre diversi criteri e ai “pesi” che il team di Yuka elabora sulla base di studi scientifici indipendenti e istituzionali.

  • qualità nutrizionale dell’alimento viene valutata sui Nutri-score (vedi box) e incide per il 60% sul punteggio attribuito.
  • la presenza di additivi pesa per il 30% del giudizio, visto che gli additivi possono essere problematici (allergie, intolleranze, sospetta cancerogenicità eccetera)
  • la presenza di ingredienti biologici infine pesa nel punteggio per il 10%
Nutri-Score: le avvertenze per non esagerare

Da quando è diventata obbligatoria sugli alimenti l’etichetta nutrizionale, la consapevolezza dei consumatori sull’impatto calorico degli alimenti è decisamente migliorata. Il problema però è che non è facile leggere le etichette nutrizionali, spesso poco chiare. Nel 2018 la rivista Nutrients ha analizzato le differenze tra le varie tipologie di etichette, con l’obiettivo di individuarne l’efficacia ai fini dell’informazione ai consumatori. La migliore è risultata NutriScore che fornisce un punteggio nutrizionale attraverso una specie di semaforo composto da cinque spazi con lettere e colori (A verde, B verde chiaro, C giallo, D arancione, E rosso).
nutriscore-ministero-salute-francia-esempi-2
In questo modo l’etichetta e divide i prodotti in cinque categorie, attribuendo un punteggio in base alla quantità di nutrienti contenuti in 100 grammi di prodotto, e alla qualità: sono buoni frutta, verdura, noci, fibre e proteine, sono cattivi i grassi saturi, lo zucchero, il sodio e le calorie.
Per i cosmetici c’è INCI

Tra i prodotti problematici ci sono senz’altro gli ingredienti dei cosmetici e dei prodotti per l’igiene personale. Oltre al fatto che per il comune mortale le etichette sono illeggibili a causa dell’uso di nomi scientifici dei singoli ingredienti utilizzati. Per aiutarci nella scelta indicandoci i rischi dei singoli ingredienti c’è INCI (International Nomenclature of Cosmetic Ingredients) un elenco dei componenti utilizzati nei cosmetici che la App approva o boccia in funzione della problematicità, come per esempio la presenza dei cosiddetti interferenti endocrini o gli allergizzanti, irritanti e così via. Quando scansioniamo il codice a barre se il prodotto è registrato nel database la App ci avverte del potenziale rischio (se c’è) e ci propone un’alternativa.

Yuka si autofinanzia

I servizi offerti dalla App sono gratuiti e il sostegno al lavoro del team arriva dagli abbonamenti che prevedono una versione premium con con funzioni extra, al costo di 15 euro all’anno. In più, la App garantisce di non rivendere i dati degli utenti che si registrano. Una scelta etica che fa di Yuka un buon modello.

Tags:

Add a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *